Migrare o non migrare da VB6 a VB 2005? Questo è il dilemma…

Premessa
Alla domanda “conviene migrare da VB6 a VB 2005?” oppure “quando migrare?” o ancora “perché migrare?“, posta a 100 programmatori diversi, riceverete 100 risposte diverse e forse anche di più. Sono domande che spesso compaiono nei forum, nei newsgroup e nelle mailing list fin dal primo momento in cui è comparsa la prima versione di VB.NET e che, dopo il rilascio di varie versioni fino all’attuale versione 2005, sono ancora qui a disturbare i nostri sonni e le nostre giornate lavorative.

Le valutazioni “pro” e “contro” su VB.NET e sul framework .NET sono le più svariate e spesso in contrasto tra di loro, in funzione della preparazione tecnica di chi le esprime e delle preferenze di ognuno. Infatti, pur esistendo delle motivazioni tecniche reali che spingono verso i “pro”, ci sono anche molte motivazioni soggettive altrettanto reali che spingono verso i “contro” e viceversa.

Con questo articolo vorrei esprimere in modo possibilmente completo il mio pensiero su questo problema per cercare di mettere ordine ai vari “pro” e “contro”, alla ricerca di argomenti oggettivi che possano orientare il potenziale programmatore “migratore”.

Questo articolo è anche un articolo “anomalo”, rispetto agli standard degli altri articoli pubblicati sul sito http://www.visual-basic.it. Infatti non contiene una-dico-una riga di codice in qualsivoglia linguaggio di programmazione.
Non ho la presunzione di riuscire a proporre un testo “definitivo”, riassuntivo di tutte le voci che ne parlano, né di scrivere qualcosa che possa rispecchiare il pensiero di tutti.
Questo articolo è semplicemente il mio pensiero e vuole essere una base per una utile riflessione che ciascuno può esercitare privatamente, come compito per casa, o pubblicamente nelle liste tecniche.

(sottotitolo: Un monologo esistenziale dovuto (forse) ad un eccesso di caffè?)

La volpe e l’uva
Partiamo dalla prima domanda: “conviene migrare da VB6 a VB 2005?“. La risposta è: dipende. Potrà sembrare semplicistica come risposta, ma ad una domanda del genere non si può rispondere sì o no in modo assoluto, bisogna valutare tutti gli aspetti della questione.

Prima di tutto, un po’ di storia personale. Mi viene in mente la mia carriera di programmatore, a partire da quando ancora non osavo nemmeno dire che ero un programmatore, dato che non ero in grado di esserlo. Nel 1984 ho comprato il mio primo Commodore VIC-20. Ancora oggi ricordo con orgoglio la prima accensione di quel piccolo “mostro”:

  • 3,5 kb (si, avete letto bene, circa 3.500 BYTE!) di RAM
  • registratore a cassette nastro (i floppy erano ancora un sogno)
  • niente monitor (si collegava alla TV)
  • interfaccia a caratteri (se non ricordo male 22 caratteri per 25 righe)
  • linguaggio Commodore Basic incorporato

Al termine del servizio militare (nell’86) ormai i 3500 byte mi stavano stretti e quindi ho deciso di sostituire quella piccola creatura con qualcosa di più: un Commodore 128-D. Allora non mi ero posto il problema se conveniva migrare dal VIC-20 al C-128-D, era ovvio che fosse qualcosa da fare. Le caratteristiche del nuovo mostro erano:

  • 128 kb di RAM (siamo ancora sotto il Megabyte…)
  • monitor a doppia modalità (a colori o a fosfori verdi)
  • unità floppy disk da 5,25 pollici
  • interfaccia a caratteri (40 x 25 che poteva diventare 80 x 25)
  • linguaggio Commodore Basic incorporato
  • software per videoscrittura integrato su un espansione hardware

E’ stato un grosso passo in avanti, poi, quando nell’87 ho potuto mettere le mani su un PC compatibile, perché l’Ente dove avevo iniziato a lavorare aveva deciso di comprarne uno, ero il primo, nell’Ente, ad essere il felice utilizzatore di un Olivetti M-24 del costo approssimativo (a quei tempi) di circa 7 milioni di Lire…

Da allora ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, così come è stata grande la mia scalata ad hardware e software di maggiore potenza. Ad ogni cambiamento non ho mai pensato “conviene farlo?”. Non ho mai messo in dubbio la sostituzione di hardware vecchio con hardware più potente.

Non ho dubitato di fare la cosa giusta quando ho iniziato ad abbandonare la vecchia interfaccia a caratteri di MS-DOS per quella più gradevole di Windows 3.1. Eppure il “salto” tecnologico anche allora è stato drammatico. Ci si cominciava a scontrare con un tipo di programmazione diversa, non più programmazione di tipo “spaghetti-code” oppure “programmazione strutturata” ma “programmazione ad eventi” con “Visual Basic 1.0 per MS-DOS” (versione a caratteri) e con “Visual Basic per Windows” (versione grafica).

E’ allora che ho cominciato a capire quale fosse la mia vera vocazione: da grande volevo fare il programmatore!

Via via che passava il tempo, la tecnologia ha continuato ad avanzare in modo sempre più veloce e frenetico. Le reti diventavano sempre più grandi, i software più complessi, le macchine più potenti, Internet che iniziava ad espandersi, tutto diventava sempre più complicato.

La passione, però, mi ha sempre spinto avanti ad imparare cose nuove, ad abbandonare tecnologie o tecniche vecchie per quelle nuove, senza mai un dubbio o un ripensamento.

Ora si presenta un altro “salto tecnologico”: la vera programmazione orientata agli oggetti (OOP) viene offerta in grande scala a tutti i programmatori, anche a chi proviene da linguaggi non-C++.

Improvvisamente la grande massa critica di programmatori dell’intero mondo si interroga: faccio la cosa giusta? Devo imparare di nuovo tutto da zero? Devo spendere dei soldi (tanti soldi) per provare una tecnologia che non so se mi sarà congeniale? E se non riesco a capire l’OOP, ho speso i soldi per niente? Adesso che ho lavorato tanto per crearmi tutte le mie applicazioni commerciali, le mie librerie di codice e la mia base di conoscenza, devo ricominciare da capo e buttare via tutto il lavoro fatto? Ma chi si crede di essere la Microsoft per essere così prepotente nei miei confronti? Non le sono stato forse un programmatore fedele fino ad oggi? Devo forse cambiare linguaggio, cambiare lavoro?

E’ difficile dare una risposta chiara a tutte queste domande, perché non esiste una risposta che possa soddisfare chiunque. Le motivazioni per adottare o per ripudiare il nuovo mondo .NET sono tante e sarà possibile citarne solo alcune. Cominciamo a ragionare sulle domande e a cercare di trovare una risposta.

Devo imparare di nuovo tutto da zero?
In effetti c’è molto da imparare da zero:

  • prima di tutto il nuovo paradigma di programmazione ad oggetti, che ai programmatori VB6 era conosciuto solo in minima parte e con le forti limitazioni imposte da VB6. Il salto è concettuale e non si tratta di imparare solo una tecnologia ma un diverso modo di pensare. L’attenzione è spostata in gran misura dal flusso del programma al comportamento di un “oggetto”. Un oggetto “è dotato di vita propria” (se mi concedete la licenza poetica), lo si deve conoscere e rispettare. Solo allora l’Oggetto ci ricambierà con le azioni utili che saprà fare per noi.
  • l’intero framework .NET è fatto di migliaia di “namespace”, “classi”, “metodi” e “attributi”. Difficile farli entrare tutti in testa contemporaneamente. Conviene iniziare a capire la struttura generale ed esplorare via via le sole cose che ci interessano. La conoscenza richiede una buona infarinatura generale che può venire da un buon libro, o meglio da uno o più buoni libri, da corsi specializzati di buon livello, dalla frequentazione di liste tecniche e forum e così via. Sapere “DOVE” cercare è più importante di “SAPERE TUTTO”. Dopo tutto, è per questo che esistono i libri e le comunità tecniche, no?

Per il resto, l’esperienza nella programmazione fatta in precedenza non è mai da buttare via e non richiede di iniziare di nuovo da zero all’arrivo di una nuova tecnologia o di un nuovo linguaggio. Questo pensiero lo condividono molti studiosi di lingue straniere: è difficile imparare la prima lingua straniera, ma quando ne conosci 2 o 3, la quarta è più facile da imparare.

Devo spendere dei soldi (tanti soldi) per provare una tecnologia che non so se mi sarà congeniale?
Questa domanda sta iniziando a vacillare, dato che la Microsoft ha dato una grande svolta alla propria politica commerciale: ha reso disponibili gli ambienti di sviluppo .NET gratuitamente per permettere un più facile avvicinamento di programmatori indecisi. Le limitazioni imposte dai software gratuiti sono ampiamente tollerabili e ripagate dal costo zero e dalla possibilità di “mettere mano” ai nuovi linguaggi .NET.

E se non riesco a capire l’OOP, ho speso i soldi per niente?
Con le nuove versioni Express, gratuite, anche questa domanda non ha più senso. Forse andrebbe riproposta diversamente, cioè: “E se non riesco a capire l’OOP, ho perso TEMPO per niente?”. Il tempo è denaro e quindi la domanda è ancora sensata…

La capacità di comprensione, ovviamente, dipende dalle capacità mentali dei singoli soggetti e quindi non è prevedibile quantificare il grado di successo di ciascuno. La comprensione, però, dipende anche fortemente dalla volontà e dall’impegno profuso da ciascuno nello studiare e nel capire questa nuova realtà. Non c’è molto spazio all’improvvisazione, cosa che c’era invece nei vecchi linguaggi (es. Commodore Basic, GW Basic ecc.).

Forse l’impegno che richiede questo nuovo “salto” permetterà una maggiore selezione dei migliori programmatori sul mercato. Non c’è molto spazio per i programmatori improvvisati.

Adesso che ho lavorato tanto per crearmi tutte le mie applicazioni commerciali, le mie librerie di codice e la mia base di conoscenza, devo ricominciare da capo e buttare via tutto il lavoro fatto?
Questa è una delle parti più spinose della questione. Il lavoro dedicato negli anni a creare le proprie librerie, le proprie applicazioni, viene brutalmente messo in discussione e soffre di una grave perdita di valore.

Il fatto che la Microsoft abbia fatto di tutto per creare strumenti di conversione da VB6 a VB.NET (conversione automatica dei progetti, namespace Microsoft.VisualBasic, ecc.), per fornire le conoscenze, per incentivare la migrazione in molte maniere (fornendo software gratuito, seminari tecnici gratuiti, documentazione on line ecc.), allevia leggermente il danno ma non risolve completamente il problema.

In effetti la “reingegnerizzazione” delle nostre librerie potrebbe però portare ad un beneficio reale. Infatti, si può ragionevolmente pensare che le nostre nuove librerie saranno costruite con una caratteristica che le vecchie librerie non avevano: il codice sarà ampiamente riutilizzabile per evitare di reinventare sempre “l’acqua calda”.

Questo lavoro di rifacimento, quindi, può essere visto come una perdita di tempo e di denaro, ma può anche essere visto come un’opportunità per costruirci degli strumenti che ci possono realmente far fare un grosso salto di qualità al nostro software.

Ma chi si crede di essere la Microsoft per essere così prepotente nei miei confronti? Non le sono stato forse un programmatore fedele fino ad oggi? Devo forse cambiare linguaggio, cambiare lavoro?
Questo è un atteggiamento vittimistico che poco ha a che fare con la passione del programmatore, con lo spirito di innovazione che dovrebbe avere un tecnico il cui primo pensiero dovrebbe essere “l’innovazione” e il “miglioramento”.

Ovviamente Microsoft è un’azienda, e come tale deve raggiungere un utile per “sopravvivere” (e far sopravvivere i propri dipendenti). Non le si può quindi imputare una colpa se per prima tende ad una innovazione generale dei propri prodotti.

Certo, Microsoft può anche aver fatto qualche errore di valutazione, ma nessuno è perfetto.

Conclusione
Alla domanda: “faccio la cosa giusta?” ognuno avrà una sua risposta personale, dal “si assoluto” al “no assoluto” con le migliaia di sfumature intermedie. Per orientare la propria risposta un po’ più verso il “si”, bisognerebbe fare alcune considerazioni:

  • la Microsoft non tornerà indietro, questo è certo. Anzi, la spinta verso .NET sarà sempre più forte e coinvolgerà tutte le realtà mondiali, dai grandi produttori di hardware/software agli utenti. Quindi anche i programmatori. Perché rischiare di essere fuori dal mercato?
  • le offerte di lavoro che vengono pubblicate da un po’ di tempo ormai chiedono sempre più spesso programmatori .NET (VB.NET e C# soprattutto, ma anche molti per web). La migrazione al mondo .NET quindi è anche un’opportunità che un programmatore attento non può farsi sfuggire. Ormai .NET è sul mercato da alcuni anni e non si può più affermare ragionevolmente che “è una moda passeggera”.
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Pubblicato il 13 gennaio 2008, in Articoli vari con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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